top of page
Modello di roccia stratificata
Logo

Quando i pesci voleranno - L'esoceto volante e la sua grande famiglia

  • Immagine del redattore: Damiano Furlan
    Damiano Furlan
  • 19 mar
  • Tempo di lettura: 6 min

Svariate volte, qui su Roots of Existence, ho avuto modo di presentarvi diverse stranezze del mondo naturale, tanto che sembrano distorcere un po' la percezione che abbiamo della natura: prima le piante capaci di "muoversi" (ovvero Socratea exorrhiza), poi le pietre capaci di spostarsi grazie a determinate condizioni ambientali (vedi l’articolo delle pietre mobili), e ora? Cos’altro manca all’appello?

Ovvio! I pesci capaci di volare!

In questo articolo, infatti, scopriremo sia l'esoceto volante, noto scientificamente come Exocoetus volitans, sia la grande famiglia a cui appartiene!

Lasciate dunque che vi presenti l’esoceto volante, il pesce che ha deciso di sfidare il cielo...


Habitat e diffusione

Fig. 1.1
Fig. 1.1

L’esoceto volante, noto comunemente in inglese come “tropical two-wing flyingfish”, presenta una diffusione geografica piuttosto ampia, dal momento che è possibile imbattersi in questa specie così particolare in pressoché tutte le acque tropicali e subtropicali del mondo: ecco dunque che è possibile trovarlo nell’Oceano Atlantico, nell’Oceano Pacifico e in quello Indiano, nonché in alcune aree specifiche del Mar Mediterraneo (vedi areale integrale nella scheda apposita dell'IUCN).

Oltre a prediligere ambienti caratterizzati da acque calde, caratteristica indispensabile affinché riesca ad avere la forza necessaria a spiccare il "volo", è anche solito vivere piuttosto in superficie: il massimo di profondità che può raggiungere sono i 20 metri.


Fig. 1.1: Distribuzione geografica degli oceani nel planisfero: quelli che interessano E. volitans sono nello specifico quello Atlantico, Pacifico e Indiano - Crediti: Pinpin (CC BY-SA 3.0).


Altro che Icaro

Fig. 1.2
Fig. 1.2

Appartenente all’ordine dei Beloniformes, nonché alla famiglia degli Exocoetidae, come forse si può immaginare, gli esemplari di E. volitans non raggiungono delle dimensioni elevate, sono infatti capaci di raggiungere, di solito, un massimo di 20-30 centimetri di lunghezza.

Dalla forma piuttosto affusolata (cosa che consente loro di acquisire una certa aerodinamicità), e dal colore blu-azzurro nella parte superiore, mentre bianco-argenteo in quella inferiore, si nutre prevalentemente di animali di piccole dimensioni, planctonici, nonché alcune specie di crostacei.

La peculiarità di questa specie risiede più che altro nella morfologia delle sue pinne pettorali, le quali, nel corso dell’evoluzione, si sono modificate fino a raggiungere la forma odierna, molto simili ad un paio di ali.

Unitamente alle pinne pettorali, anche la coda stessa risulta essere piuttosto caratteristica, in quanto il lobo inferiore è sempre più lungo di quello superiore (definita dunque eterocerca, più nello specifico ipocerca).

Nonostante venga nominato comunemente come "pesce volante", ciò che è capace di compiere con le sue "ali" non è veramente volare, quanto più planare.

Fig. 1.3
Fig. 1.3

Per poter spiccare il volo, dunque fuoriuscire dall'acqua, necessita di una spinta piuttosto considerevole, la quale proviene dallo sbattere velocissimo e ripetuto della coda, cosa che gli permette di raggiungere velocità di circa 65 chilometri orari: una volta emerso in superficie, in un primo tratto lascerà la pinna caudale, ovvero quella posteriore (la cui parte inferiore è più lunga di quella superiore), ancora immersa in acqua, nel mentre che continuerà a sbatterla rapidamente, in modo tale da poter aumentare la spinta (come ben visibile dalla foto), e dispiegherà le pinne pettorali, che gli consentiranno di prolungare il più possibile il volo, fino a che non ricadrà in acqua, luogo dove richiuderà le ali e proseguirà dunque la sua normale vita da pesce.

Il "volo", o, per meglio dire, la planata, non ha una grande durata, in genere pochi secondi o al massimo qualche decina, per un totale di alcune decine fino a poche centinaia di metri percorsi (il volo più lungo mai registrato si attesta sui 400 metri).

Il motivo per cui questi pesci mettono in atto un simile comportamento, che comporta di per sè un certo dispendio di energia, è da ricercarsi nell'istinto più arcaico della vita: la sopravvivenza.

Tipicamente, infatti, la fuga fuori dall'acqua viene messa in atto per sfuggire dai predatori, che possono essere ad esempio tonni, pesci spada e diversi altri.


Fig. 1.2: Rappresentazione artistica di Exocoetus volitans - Crediti: Gervais et Boulart.

Fig. 1.3: Esemplare di "pesce volante" intento a spiccare il volo fuori dall'acqua - Crediti: NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration).


Un unicum in natura?

Fig. 1.4
Fig. 1.4

Sebbene Exocoetus volitans sia di fatto la specie più nota a possedere questo particolare paio di pinne, in realtà non è l’unico pesce a presentare questo peculiare adattamento: appartenenti alla famiglia Exocoetidae possiamo trovare, infatti, diversi altri generi, le cui specie ascritte possiedono morfologie analoghe, distinguibili, fra le varie, in base al numero di "ali": alcune specie ne possiedono 2, mentre altre 4, nei quali, non sono solo le pinne pettorali ad essersi modificate fino a raggiungere una struttura simile alle ali, bensì anche quelle pelviche.

Alcuni esempi di generi di pesci volanti differenti da Exocoetus sono Parexocoetus, Cheilopogon, Hirundichthys, Fodiator, Cypselurus, per un totale di diverse decine di specie.

Fig. 1.5
Fig. 1.5

Ognuno di questi generi possiede, ovviamente, delle caratteristiche morfologiche o etologiche che li distinguono dagli altri, anche in relazione al loro areale di diffusione.

Fra quelli citati poc'anzi, ad esempio si può menzionare la specie Cheilopogon melanurus, caratterizzata da un areale più ristretto, limitato alle zone costiere tropicali del sud, centro e nord America, nonché quelle dell'Africa che si affacciano sull'Oceano Atlantico.


Fig. 1.4: Diverse specie appartenenti a diversi generi di "pesci volanti" (da in alto a sinistra in senso orario):

  • Illustrazione artistica di Parexocoetus hillianus - Crediti: J. F. Hennig - Bibliothèque nationale de France;

  • Rappresentazione artistica di Cheilopogon spilopterus - Crediti: Lankester Edwin Ray;

  • Illustrazione artistica di un esemplare di Parexocoetus brachypterus - Crediti: David Starr Jordan and Barton Warren Evermann;

  • Rappresentazione artistica di Fodiator acutus - Crediti: David Starr Jordan - Freshwater and Marine Image Bank - University of Washington;

  • Fotografia raffigurante un esemplare di Hirundichthys speculiger durante il volo fuor d'acqua - Crediti: Brian du Preez (CC BY-SA 4.0) Reduced;

  • Fotografia raffigurante un esemplare di Cheilopogon abei in volo sopra la superficie dell'acqua - Crediti: Yi-Kai Tea (CC BY-SA 4.0) Reduced.

Fig. 1.5: Esemplare di Cheilopogon melanurus durante il "volo" fuori dall'acqua - Crediti: Patrick Coin (CC BY-SA 2.5).


Testimonianze dal profondo

Un aspetto estremamente affascinante dell'evoluzione è che mediante la ricerca paleontologica è possibile scoprire se e quando, in passato, siano esistite forme di vita simili o analoghe a quelle presenti tutt'oggi, magari modificatesi a causa delle rinnovate condizioni ambientali.

Per quanto concerne il tanto vasto quanto affascinante mondo dei pesci "volanti", anche in questo caso la ricerca di testimonianze fossili ha portato i suoi frutti.

Da quello che si apprende da diversi resti fossili rinvenuti, nel passato geologico, più di preciso nel Triassico (251,9 - 201,3 milioni di anni fa), sono esistite alcune specie di pesci che presentavano morfologie piuttosto simili ai famosi pesci volanti odierni.

Fig. 1.6
Fig. 1.6

Ad oggi si conosce ad esempio il genere Thoracopterus, i cui resti fossili si sono rinvenuti sia in Europa che in Cina, a cui sono state ascritte specie differenti, fra cui Thoracopterus magnificus, facendo dunque presumere che abitasse in una area piuttosto ampia della Tetide (un antico oceano formatosi ancora nel Permiano).

Gli esemplari di questo pesce, come si può ben osservare guardando i resti fossili, presentavano delle pinne pettorali piuttosto ampie e raggiate, molto simili a quelle dei pesci volanti di oggi, facendo dunque presumere che anche essi fossero dotati di abilità di volo come gli odierni membri della famiglia Exocoetidae.

Fig. 1.7
Fig. 1.7

Insieme a Thoeacopterus esistono altri generi di pesci fossili testimoni dell'antica presenza di pesci "volanti", come ad esempio Potanichthys, di cui è nota la specie Potanichthys xingyiensis (il cui nome deriva dalla fusione di due parole greche, ovvero "potanos", ovvero "alato" e "ichthys", ovvero "pesce"), vissuto nel Triassico e rinvenuto in Cina, considerato uno dei più antichi pesci a presentare questo peculiare comportamento, suggerito, fra le varie, dalla differente lunghezza dei lobi della pinna caudale (più lungo il lobo inferiore rispetto a quello superiore, caratteristica presente anche nelle specie volatrici odierne).


Fig. 1.6: Esemplare fossilizzato di Thoracopterus magnificus, un esemplare di "pesce volante"vissuto ancora nel Triassico - Crediti: Ghedoghedo (CC BY-SA 3.0).

Fig. 1.7: Paratipo di Potanichthys xingyiensis, considerato uno dei primi pesci abili al "volo" della storia della vita - Crediti: Morosaurus millenii (CC BY-SA 4.0).


Un bilancio della popolazione

Quando si parla di specie con areali così ampi, ovviamente, è difficile riuscire a redigere una stima accurata del numero, nonché dell’andamento della popolazione stessa.

Nonostante questo, L’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) ha classificato Exocoetus volitans come specie “Least Concern”, ovvero “Rischio Minimo”, tuttavia sia il suo trend di popolazione che il numero di individui stessi restano ad oggi sconosciuti.

In termini di minacce esistenti tutt'oggi, non ne sono note di particolarmente problematiche per l'integrità della specie.


Crediti immagine di copertina: NOAA.


Fonti:

  • IUCN Red List (Exocoetus volitans)

  • IUCN Red List (Cheilopogon melanurus)

  • Live Science

  • A new stem-neopterygian fish from the Middle Triassic of China shows the earliest over-water gliding strategy of the vertebrates (Guang-Hui Xu, Li-Jun Zhao, Ke-Qin Gao, Fei-Xiang Wu).

  • Subbaraman , N. Oldest flying fish fossil found in China. Nature (2012).

Comentarios

Obtuvo 0 de 5 estrellas.
Aún no hay calificaciones

Agrega una calificación
Modello di roccia stratificata

©2025 - Roots of Existence.

Un progetto di Damiano Furlan. Tutti i diritti sono riservati.

Creato in collaborazione con Furlan Sebastiano.

Privacy Policy

bottom of page